Renzi vuole fare l'americano L'ironia Usa: Buon appetito

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Posted on: 10/20/16
Roma Divinamente ispirato da Dante, forse ancor più dal giullare di corte Benigni invitato a «non saltare sui tavoli», il presidente Obama l'altra sera era in brodo di giuggiole. Conquistata con un piatto di lenticchie la totale sudditanza dell'Italia renziana, serenamente confidava che, invece, «talvolta la nostra campagna elettorale mi sembra un Inferno». Il premier italiano, in completo deliquio, in quel mentre avrà di certo condiviso: «E a me, lo dici'».Prima di tornare nell'inferno che l'aspetta in Italia, Matteo Renzi oggi sbarcherà direttamente a Bruxelles per il Consiglio europeo. Ma anche lì l'aria non sembra meno mefitica. Le tante affermazioni velenose lanciate da dietro lo scudo a stelle e strisce rischiano di trasformare quello che per ora è ancora un Purgatorio in un altro girone infernale. Dall'Ottava cerchia dei fraudolenti e trafficoni alla Nona dei traditori. La strategia perseguita, di accreditarsi sempre più come l'amiko amerikano in ambito Ue, rischia di alimentare i sospetti e l'emarginazione che già gli ultimi vertici Ue hanno testimoniato. D'altronde, come ieri ricordavano in singolare concordanza sia l'azzurro Brunetta che il dem Cuperlo, «l'endorsment di Obama non porta fortuna, prima che a lui l'aveva fatto a Cameron sul No alla Brexit». E proprio del Regno Unito Renzi sogna di prendere il posto, nel cuore degli americani. O almeno di quelli liberal e progressisti come Mr. Obama. Così ieri il suo ultimo giro in perfetto stile democrat, un po' con l'entusiasmo neofita alla Veltroni, un po' con il provincialismo dell'italiano immortalato da Alberto Sordi, l'ha portato prima a disquisire alla John Hopkins University, poi sulla tomba di John Fitzgerald Kennedy.L'infantile piglio anti-europeo di Renzi, riscoperto dopo mesi e mesi di strategie di arruffianamento prima della Merkel e poi di Hollande (per tornare alla Merkel e finire in splendido isolamento), l'hanno indotto come sempre a mescolare pere mele e fichi secchi. Persino l'ammartaggio della sonda «Schiaparelli», programma europeo con partecipazione italiana, diventava l'occasione per un attacco: «L'Ue che arriva su Marte non riesce ad affrontare la crisi dei migranti... Ad ogni incontro ricevo congratulazioni per la strategia del governo, aprono la bocca, ma nessuno la porta». Eppure toccare Obama e Michelle, così come cenare alla Casa Bianca, in fondo, per il premier sembrano essere stati lo stesso che scendere su Marte. «Una grande emozione, per me e per gli americani». Commossi a tal punto, gli americani, che i loro principali quotidiani, come New York Times e Financial Times, neppure hanno messo la notizia in prima pagina. Una fotonotizia, a dire il vero, compariva sul Wall Street Journal. Il titolo era tutto un programma (di governo): «Buon appetito».




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